Calvetti Claudio

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CLAUDIO CALVETTI

 “…fatti non foste a viver come bruti,

        ma per seguir virtute e canoscenza”

           (Dante, inferno canto XXVI)

 Come a dire….andate avanti…non vi sedete…rischiate, ma provate ad accrescere le vostre qualità.

Quasi tutte le fiabe iniziano con il fatidico…”c’era una volta”…… così come, solitamente, finiscono con il salomonico….”e vissero tutti felici e contenti”. Anche le biografie, hanno una matrice su molti temi comune, quasi un format. L’Artista nasce a…il….sin da piccolo è attratto dal disegno e dai colori….frequenta la scuola tal dei tali…..i suoi cromatismi,,,la sua poetica…il richiamo a questo o a quell’artista di indubbia fama, e poi, per finire, in rapida e cronologica successione, vengono snocciolate tutte le mostre e le estemporanee alle quali ha partecipato e i riconoscimenti conseguiti. Preferisco illustrare il mio percorso attraverso i punti seguenti, che mi hanno portato, nel bene e nel male, ad essere quello che sono:

  • la scoperta dell’arte
  • la scoperta della luce
  • la scoperta del colore e del coraggio di sperimentare
  • la scoperta del lavoro
  • i miei maestri

 Il primo punto, la scoperta dell’arte, è avvenuta nei primi anni ’60, avrò avuto 10-15 anni, in un fondo di via Ricasoli, osservando al lavoro un pittore, piccolo e piuttosto anziano, mi maturò la convinzione che non necessariamente la chioma di un albero dovesse essere verde, così come il tronco, marrone. Mi resi immediatamente conto che la pittura non poteva ne doveva essere  la copia esatta di ciò che l’occhio vedeva, ma una sintesi della realtà e, successivamente ho capito che poteva anche essere frutto di concetti immateriali, vagliati dalla sensibilità e elaborati dall’immaginazione dell’artista. Ho il motivato sospetto che quel signore potesse essere Gino Romiti. La scoperta della luce, qualche anno più tardi a Massa, Giorgio Morandi, a mio parere, nessuno è ancora riuscito a riprodurre in maniera migliore  gli effetti di luce. La scoperta del colore, primi anni ’80, palazzo Medici Riccardi, mostra degli espressionisti tedeschi; Una tempesta di colore, di accostamenti, rivoluzione. Il coraggio oltre la bellezza. La scoperta del lavoro, l’espressione dei due volti della “cacciata dei progenitori” della Cappella Brancacci; che lavoro, anche psicologico, di un ragazzo poco più che ventenne e che a 27 ci avrebbe lasciati. I miei Maestri; Maria; un’arzillissima e sorridentissima signora di Bologna,  già avanti con gli anni quando nei primi anni ’80 la conobbi. Capelli più rossi del rame, giacca verde brillante, calze viola. A suo dire, e non penso il contrario, per numerosi anni assistente del maestro Virgilio Guidi. Poi, per qualche anno, la Libera Accademia Trossi Uberti,  sotto la guida di Giacomo De Vincenzo. L’ultimo anno, purtroppo, senza la presenza, non solo carismatica, ma di enorme livello artistico e didattico del maestro Ferruccio Rosini.

La mia visione “critica” dell’arte, risiede nell’osservazione che, le stelle più luminose sono quelle che l’hanno resa “viva” e fatta crescere, con intuizioni e scelte coraggiose, mettendoci sempre la faccia, anche a dispetto di critiche feroci. Andiamoci a rileggere come siano nate le definizioni di impressionismo, cubismo, fauve.  Il mio progetto non è quello di continuare a  “raffinare” assunti, ripetendomi con armonia di soggetto, stile e colore. Incanalare la propria creatività in manifesti o canoni è una sorta di censura. E’ la rinuncia all’arte. L’artista deve essere libero di esprimersi nella piena libertà di mezzi e di stile. In caso contrario diventa…con tutto il rispetto sacrale che ho per ogni tipo  di lavoro…un artigiano.

 

opera 1  -Black Dance; acrilico su MDF 70 x 70 anno 2012

opera 2  -The incredible Jimmy Smith; acrilico su MDF 100 x 70 anno 2010

 

                                                                                         

 

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